LA DANZA DELL’EQUILIBRIO
Quante di noi donne credono che per aver successo nel mondo del lavoro è necessario comportarsi come uomini?
Io sicuramente ho fatto parte di questa categoria, credevo che solo se fossi stata come un uomo, meglio di un uomo avrei potuto avere successo, sarei stata considerata.
E’ talmente tanto vero che per anni ho lavorato in ambienti prettamente maschili, addirittura in una scuola edile dove, è quasi inutile dirlo, gli utenti erano al novantacinque per cento uomini c’era un unico corso di restauro pittorico dove c’erano praticamente solo ragazze.
In quegli anni la mia convinzione era che aver successo significava essere DURI, FOCALIZZATI, SCALTRI, CAPACI DI NON FAR TRASPARIRE I PROPRI SENTIMENTI (tutto al maschile) in pratica era corretto essere quello che in gergo si chiama essere la degna figlia del padre.
E’ un atteggiamento che riscontro spesso nelle donne che si muovono nel mondo del lavoro: dopo che si è vista mamma lamentarsi per anni di come sono trattate le donne in famiglia sembra essere giusto dimostrare di valere di più della generazione precedente, il pensiero dominante appare: “essere uomini è meglio di essere donne e quindi io per dimostrare di valere devo fare molto di più”.
Frequentemente queste donne hanno successo, vengono definite, e si definiscono donne con gli attributi.
In questo modo le donne hanno imparato a sviluppare la logica del pensiero, a discapito dell’intuizione del corpo: abbiamo accordato maggior spazio all’Animus piuttosto che all’Anima, allo spirito maschile piuttosto che alla nostra femminilità.
Lo abbiamo fatto così bene da dimenticare quasi la nostra essenza e che dentro di noi esistono sia l’Anima che l’Animus, che entrambe le parti devono avere spazio, che necessariamente devono danzare insieme in una sorta di equilibrio per arrivare alla felicità che tutte meritiamo.
Quello che è accaduto a me è che utilizzare quasi esclusivamente l’Animus nel mondo lavorativo aveva contaminato buona parte della mia vita in generale e mi sono ritrovata sfinita, scontenta, senza entusiasmo e con una sorta di sensazione di carenza, sentivo di non essere mai abbastanza.
Stavo vivendo un’esistenza poco creativa e che mi aveva portato a poco a poco a negare il valore aggiunto che io, come donna, potevo dare alle situazioni che vivevo.
Partendo da questo ho cominciato a lavorare su quale poteva essere il mio personale ruolo nel mondo, quale parte di me avevo cercato di soffocare fino a quel momento e che ora si stava facendo strada: era la creatività, la necessità intima di essere accogliente, di vivere con serenità le mie caratteristiche femminili di dialogo e di visione d’insieme e molto altro, la mia Anima si stava inaridendo.
Questo consapevolezza ha modificato completamente il mio approccio al lavoro in generale e ha trasformato in modo definitivo la mia attività professionale portandomi a lavorare sempre più con le donne scegliendo di proporre l’espressione del femminile con il maschile come modello positivo di relazione: UNA DANZA PER LA VITA.
Motto del giorno: La felicità è danza tra equilibri.
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